
FlyFra
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Scritto da keito in Original Scendi alle 10:57 PM UTC

FlyFra
Scritto da u_blasfèm in Seacc alle 12:52 PM UTC
Vi assicuro che non è un fotomontaggio. La foto è reperibile sul sito della Gazzetta dello Sport.
Notate bene quel personaggio con la mano a "cupp’tìll" al centro della foto. Non vi sembra familiare?

Sconvolgente.
Scritto da flyfra in Original Scendi, San Severo, Tradizioni alle 2:45 PM UTC
Quando si va al Centro Commerciale di San Severo, bisogna farlo muniti di attrezzi vari tra cui il metro. In questo caso l’offerta di un divano era talmente succulenta che alcuni compaesani non hanno saputo rinunciare alla tentazione. Il risultato, come si può notare…

Scritto da ULurd in Seacc alle 10:47 AM UTC
Ieri girovagando su youtube ho trovato questo video che, a parte l’aspetto comico, mi ha lasciato un pó perplesso….soprattutto per ció che il comico afferma nella parte finale:
Allora ho effettuato una piccola ricerca su internet, trovando il seguente articolo (che vi consiglio di leggere tutto)
"Rilettura sintetica
della storia del Regno delle Due Sicilie
di Giuseppe Ressa"
E’ molto scomodo rileggersi la storia prendendo in considerazione le nuove acquisizioni, si vedono vacillare degli schemi mentali cristallizzati che spesso risalgono ai ricordi scolastici.
Quando poi si tocca la storia d’Italia… apriti cielo!
E’ molto rassicurante rifugiarsi nella oleografia risorgimentale, ti dà il senso dell’orgoglio nazionale e vivi tranquillo con le tue certezze.
Ma lo sono veramente?
Può una mente intellettualmente onesta chiudersi a riccio e rifiutare di rimettere in discussione tutto?Certamente no!
Grandi sono i turbamenti interiori quando vedi andare a pezzi le tue pseudoverità , scopri ( leggendo i carteggi) che Cavour concepiva l’unità d’Italia non come ideale ma come servizio al suo padrone, che peraltro odiava e dal quale era ricambiato alla pari, Garibaldi compare nella nuova veste di personaggio ingenuo, manipolato dal cosidetto re galantuomo, anche l’«eroe dei due mondi» odiava Cavour e ne era ricambiato in egual misura, non parliamo poi dei rapporti di entrambi con Mazzini.
L’idea dei «padri della patria» che insieme hanno costruito l’Italia è quindi una astrazione della fantasia, quando ci si rende conto di ciò ci si sente un po’orfani ma con la mente finalmente lucida.
E’ scomodo parlarne, ma c’è una parte sempre piú consistente di persone che vuole vederci chiaro.
E’ a loro che dedichiamo questo piccolo VADEMECUM
che sintetizza al massimo alcune informazioni, utili come punto di partenza per eventuali approfondimenti, si parla di un regno generalmente bistrattato dai testi classici: il Regno delle Due Sicilie.
Primati del Regno
Prima Repubblica Socialista del mondo con le seterie di S. Leucio. Commento: leggendo questi dati si può concludere che i «retrogradi» Borbone hanno fatto per il loro stato molto di piú di altri acclamati sovrani italiani e stranieri.
Spesso le innovazioni nei diversi campi della scienza e della tecnica trovarono nei re meridionali i loro primi estimatori.
Grande poi il contributo all’arte con accademie, conservatori; l’archeologia poi trovava in Pompei ed Ercolano il suo massimo a livello mondiale, lo stesso Napoleone chiese alcuni papiri di Ercolano come «gentile omaggio» per una provvisoria tregua col Regno .
RICCHEZZA
Ricchezza dei diversi stati al momento della unificazione ( in milioni lire oro ) :
Regno delle Due Sicilie: 443,2
Lombardia: 8,1
Ducato di Modena: 0,4
Romagna Marche Umbria: 55,3
Parma Piacenza: 1,2
Roma: 35,3
Piemonte Liguria Sardegna: 27,0
Toscana : 84,2
Veneto: 12,7
Commento: a fronte del valore acquisito dal Regno delle Due Sicilie, tutto il resto d’ Italia ( oltre 2\3 della penisola ) non portò nemmeno la metà , eppure dai ricordi scolastici si immaginava uno stato la cui popolazione conduceva una ben misera esistenza, se non ridotta alla fame.
Si potrebbe obiettare sul «come» era distribuita questa ricchezza, rapportandola ovviamente ai tempi, cioè paragonando la condizione di pari classi sociali nei diversi stati italiani e stranieri .
Dai diari di diversi viaggiatori illustri, che venivano a visitare il sud, si leggono descrizioni molto confortanti, si sottolinea proprio la abbondanza di cibo, il suo basso costo, la dignitosa esistenza delle classi piú basse in confronto ai pari grado dei loro paesi, testimonianze importanti di persone senza secondi fini.
La situazione cambiò rapidamente dopo l’unificazione della penisola, le riserve auree delle floride casse del Regno vennero depredate e l’asse economico del paese spostato al nord, operazione nefasta dalla quale il sud non si è piú ripreso. L’EMIGRAZIONE prima dell’annessione era sconosciuta, subito dopo iniziò e assunse dimensioni cosí grandi che «l’emigrazione ci purgò dal brigantaggio» come disse Fortunato.
VOLONTÀ POPOLARE E PLEBISCITO
Si svolse nella piú completa assenza di segretezza dell’espressione del suffragio.
Le tre urne erano in bella evidenza nelle sezioni elettorali , due contrassegnate con le scritte SÍ e NO a caratteri cubitali e un’altra al centro.
Chi voleva votare doveva per prima cosa consegnare i documenti al presidente del seggio, ritirare la scheda estraendola dall’urna del «sí» o del «no» e poi deporla nell’urna centrale; spesso nel seggio erano presenti soldati piemontesi armati, stupisce che in queste circostanze ci siano stati dei voti contrari.
La percentuale dei votanti fu del 19% gli aventi diritto.
[ Fonte: Jaeger «Francesco II di Borbone» Oscar storia Mondadori ]
Commento: anche qui grosso stupore, da questi dati non si può certo ricavare il convincimento che il popolo del sud bramasse l’unità d’Italia.
La realtà è che solo una infima frangia di pensatori aveva come ideale l’unità d’Italia che solo una fortunosa concomitanza di circostanze interne ed estere riuscí a rendere realtà, fu tutto fuorché un matrimonio d’amore.
ESERCITO
Su un giornale satirico dell’epoca era rappresentata la caricatura dell’esercito borbonico: il soldato con la testa di leone, l’ufficiale con la testa d’asino, il generale senza testa.
E questo fu puntualmente dimostrato dopo lo sbarco dei garibaldini, si videro soldati agguerriti ai quali venivano comandate delle inspiegabili ritirate da superiori vecchi e spesso corrotti, un compatto esercito condotto alla disfatta contro pochi avversari.
Pochissimi soldati borbonici, umiliati dal tradimento dei capi, aderirono all’appello di Garibaldi di unirsi ai suoi.
Gli irriducibili, dopo essere stati fatti prigionieri, furono poi deportati a migliaia nel nord d’Italia:Fenestrelle, campi di S. Maurizio Canavese, Alessandria e in Sardegna per un trattamento di «correzione e idoneità al servizio» subendo innominabili nefandezze fisiche e morali .
Alla leva «unitaria» del 1861 nel sud si presentarono in 20 mila sui 72 mila previsti, gli altri si diedero alla macchia e «li chiamarono briganti».
Furono perseguitati con rastrellamenti e fucilazioni ( migliaia di morti), la legge Pica aboliva qualsiasi garanzia costituzionale (La Marmora ordinò ai procuratori di «non porre in libertà nessuno dei detenuti senza l’assenso dell’esercito»).
Quelli imprigionati si «ostinavano» a non prestare giuramento al nuovo re (carteggio tra Cavour e Farini ), si impedí loro persino di vedere i parenti.
Dal diario del soldato borbonico Giuseppe Conforti nato a Catanzaro il 14.3.1836 (abbreviato per amor di sintesi) :
[Omissis] é abbastanza lunga, se voltete potete leggerla sul sito alla fine della pagina
[Fonte: Fulvio Izzo «I lager dei Savoia». Ed. Controcorrente ]
ISTITUZIONI
Quando si studia la storia si debbono tener presenti alcune cose: a quei tempi, e in tutti gli stati, il re veniva educato secondo il principio che il suo potere era voluto da Dio e che egli era responsabile dinanzi a Lui del benessere del suo popolo.
Quest’ultimo era in gran parte abituato ad un potere assoluto, paternalistico, è stato scritto che « in quei tempi il re era la religione del popolo (il quale lo chiamava «nostro padre» ) cosí come il concetto di patria lo è stata nel ventesimo secolo; quando le frontiere nazionali cadranno anche il concetto di patria sembrerà ridicolo visto con gli occhi degli uomini che vivranno allora». Ferdinando II, nonostante tutto, concesse per primo la costituzione, seguirono i fatti del 15 Maggio 1848, quando una minoranza tentò di forzare la situazione e rovesciare la monarchia.
Per queste persone è bene tenere a mente il commento di Luigi Settembrini «Che ha fatto Napoli? Le barricate! fanciullagine sanguinosa; non è stata Napoli ma pochi pazzi ubriachi che han perduto ogni cosa, o avvocati, anzi paglietti, voi meritate la servitú».
Sintomatico dei sentimenti di quei tempi è il fatto che il popolo manifestasse e gridasse «abbasso la costituzione» , che solo poche migliaia di liberali la bramassero, e che erano ancor meno i rivoluzionari repubblicani i quali miravano a rovesciare la monarchia.
I «liberi pensatori», tanto ostili ai Borbone, hanno poi rarissimamente avuto l’onestà intellettuale di protestare contro lo scempio fatto nel sud dai nuovi re sabaudi.
POLITICA ESTERA
I Borbone di Napoli mirarono essenzialmente ad una politica di indipendenza da tutte le grandi potenze, volevano, come tutti i sovrani di allora, essere padroni a casa propria .
Questo dava molto fastidio a causa della posizione strategica del regno al centro del Mediterraneo e spesso i re meridionali furono costretti a subire soprusi che minavano la loro autorità.
Un esempio lampante è quello dell’Inghilterra nella questione dello sfruttamento delle miniere di zolfo siciliane ( le piú importanti del mondo all’epoca); quando i Borbone patteggiarono con i francesi condizioni migliori, la democratica potenza non seppe fare di meglio che mostrare i muscoli malgrado un arbitrato internazionale le desse torto.
Gli inglesi si legarono al dito l’affronto e successivamente scatenarono una strumentale campagna scandalistica, con Gladstone, sulle condizioni della giustizia nel Regno delle Due Sicilie.
Inutile dire che contemporaneamente l’Inghilterra faceva quel che voleva nelle isole dello Ionio, a Ceylon, e soprattutto contro gli Irlandesi, la Francia inviava oltre 10 mila prigionieri politici in Algeria e alla Cayenne ma in questi casi nessun Gladstone si premurò di farlo notare.
ANEDDOTI
Ferdinando I, rivolto a un ministro che criticava il Tanucci (a lungo al potere): «Zittati tu, isso è lu maestro, noi siamo li ciucci».
Ferdinando II, rivolto ad un ufficiale superiore che gli prometteva di riportare l’ordine il 15 maggio del 1848: «State calmo signore, non chiamate canaglia il popolo, sono napoletani, miei compaesani, miei sudditi; se vi lasciate travolgere dalle passioni ci sarà un massacro ed è quello che voglio evitare ad ogni costo; fate prigionieri ma non uccidete».
Nel 1852 lo stesso re fece un giro d’ispezione per il regno, in una sosta il valletto Galizia gli portò per pranzo due polli ma senza pane.
«Non fa nulla» disse il monarca e mandò un ufficiale a prendere due «pani di munizione».
Il pane giunse, ma il re, notando che il principino ereditario mangiava solo il pollo, esclamò: «Né , Ciccí, tu magni senza pane?» Franceschiello si lagnò che era duro e muffito, «Magnatello, e l’avarissi siempe, ‘o magnano i surdati che sono meglio ‘e nuje» gli replicò il burbero padre.
Giunto a Bagnara il re volle scendere nell’unica locanda; la moglie del propretario gli offerse le piú belle lenzuola che avesse ma lui protestò: «Questa non è la biancheria che dai a tutti i passeggeri, no, no, io voglio roba ordinaria, devi trattarmi come tutti gli altri».
Arrivato a Messina fu accolto dalla popolazione con un fremente entusiasmo, la folla staccò i cavalli della carrozza per trascinarla a mano nelle vie della città; un dipendente delle finanze, certo Grosso, salito sul predellino, vi si teneva aggrappato urlando «Viva l’eroe delle Due Sicilie!».
Il re domandò chi fosse ed esclamò: «Quanto è fesso!» .
CONCLUSIONI
Il miglior commento al destino del meridione d’Italia dopo l’unificazione, fu quello proferito dal tanto criticato Francesco II ( Franceschiello).
Per evitare spargimento di sangue nella popolazione civile, abbandonò Napoli al sopraggiungere di Garibaldi, si imbarcò su una piccola nave alla volta di Gaeta (dove durante l’assedio dimostrò di che pasta era fatto) e disse al comandante Vincenzo Criscuolo:
«Vincenzino, i napoletani non hanno voluto giudicarmi a ragion veduta; io però ho la coscienza di avere fatto sempre il mio dovere, ad essi rimarranno solo gli occhi per piangere».
E cosí fu
Questo articolo é stato preso da http://www.eleaml.org/index.html, io mi sono limitato a trovarlo e ricopiarlo qui.
Ho provato a fare una ricerca più dettagliata, ma a causa del poco tempo a disposizione non ho potuto approfondire i vari temi singolarmente….se qualcuno ha tempo/voglia sarebbe bello cercare di capire come siano andate veramente le cose.
Scusate il post molto lungo.
Scritto da Crono in Carpino alle 8:57 PM UTC

Nei giorni scorsi aveva, insieme ad Antonio Piccininno, ricevuto l’ultimo attestato il Premio “Carlo Nobile”.
Per lui, gravemente malato, aveva ritirato il premio suo figlio.
Queste le motivazioni lette per l’occasione
Antonio Piccininno e Antonio Maccarone sono i pilastri viventi della musica popolare della nostra penisola. L’età dei due componenti storici di questo gruppo del Gargano è garanzia di originalità della loro musica, veramente tradizionale, testimonianza autentica di un patrimonio di cui sono i più genuini interpreti.
I brani del loro repertorio sono l’esempio della forma più tipica del canto garganico, il sonetto, che rientra nel modello dello strambotto meridionale.
La parte centrale di questo repertorio è costituito dalla "Canzone", la vera serenata italiana che si avvale di un’ampia libertà vocale consentita dalle particolari tonalità della chitarra battente.
Antonio Piccininno e Antonio Maccarone rappresentano la diversita musicale e culturale della Capitanata che diventa ricchezza e patrimonio culturale capace di produrre spettacoli indimenticabili che lasciano una traccia positiva ed indelebile sull’identità e sul modo di essere del nostro territorio nella memoria dei fortunati spettatori, quindi uno dei nostri migliori biglietti da visita.
Interpreti della musica popolare e suonatore di nacchere e chitarre battenti e francesi, ma anche intrattenitori. cabarettisti e showman a tutti gli effetti, Piccininno e Maccarone grazie alla loro maggiore dote stilistica e artistica, quella dell’improvvisazione recitativa e canora, catturano l’attenzione della platea sin dal primo istante e la portano, senza alcun calo d’attenzione, fino al gran finale.
Potendo disporre di una memoria viva di un repertorio di tradizione orale imponente, tutto sempre e comunque immediatamente disponibile nella loro mente, i due cantori di Carpino creano e cantano brani ogni volta nuovi e irripetibili nella sequenza, attraverso l’accostamento di sonetti e strofette tra loro come coreografiche e spettacolari granate di poesia lanciate dal palco verso di noi.
Scritto da Crono in Carpino alle 8:50 PM UTC
Arriva Arrivato alla quattordicesima edizione, il festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall’Assessorato al Mediterraneo e dell’Assessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dal Parco Nazionale del Gargano ed organizzato nell’ambito del Five Festival Sud System dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia e la Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci di Foggia e col sostegno della Birra Dreher
presenta
“Suoni di passi” – I laboratori didattici del Carpino Folk Festival 2009
LE TARANTELLE DEL GARGANO E I SALTARELLI DELLE MARCHE
Ideazione e direzione artistica prof. Pino Gala
Foto di Laura Marinaccio
Tradizione, musica popolare, capacità d’improvvisazione, una rosa, 5 corde e una chitarra. Il resto vien da sé. Che sia una serenata sotto casa della propria amata o semplicemente un sonetto a sdegno e di "stramurte" con evidenti traslati erotico-allusivi. È la chitarra battente, antico strumento popolare del Gargano, che torna come ogni anno con il suo ritmo e le sue particolarissime armonie a riproporre la storia, con suoni che rispolverano antichi usi e costumi.
La chitarra battente tra filosofia, antropologia e musica. Ma non solo. Coltivano la passione per questo strumento particolare da anni. Da quando erano bambini. Spettatori dei "nonni". Da quando assistevano alle feste di famiglia. La sua musica racconta di atmosfere e vissuti passati. Di quando bastavano una chitarra e quattro amici per rendere un semplice momento, un evento da ricordare. Le dita della mano destra dei suonatori sfregano e colpiscono, rimbombando, il piano armonico creando un effetto armonico percussivo. Si produce così un suono battente, da cui deriva il nome dello strumento. Ai suonatori di chitarra battente si accompagna la voce del "cantori". E poi i balli. Le tarantelle. Il tutto sulle note di antichi sonetti dedicati all’amore e alla passione. La passione per la musica popolare.
Scarica modulo di iscrizione
Continua l’originale cammino dei Laboratori didattici del Carpino Folk Festival, basati sul confronto fra tradizioni regionali diverse. La collaborazione con l’Ass. Taranta permette di insegnare danze direttamente attinte nei trenta anni di ricerca etnocoreutica e studiate nei luoghi di pratica tradizionale.
Quest’anno le danze del Gargano si confrontano con quelle delle Marche.
IL SALTARELLO MARCHIGIANO
Tra i balli delle 4 province marchigiane più propriamente dette (Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno) domina il saltarello, mentre il Montefeltro (provincia di Pesaro-Urbino) è a tutti gli effetti di cultura etnica romagnola.
Nelle Marche abbiano documentato tra gli anziani almeno 4 sottotipi stilistici diversi di saltarello, oltre a microvarianti locali. Così come ormai da decenni domina fra gli strumenti l’organetto, accompagnato spesso dal tamburello. Durante il corso affronteremo il saltarello maceratese e la castellana (balli della Valle del Chienti): si tratta di balli di coppia energici e rapidi, che esigevano una buona conoscenza dei passi e un vigore tutto contadino per eseguire con animosità appropriati movimenti corporei dal ritmo vivacissimo.
LE TARANTELLE DEL GARGANO
Anche se sempre più rare, in alcuni paesi garganici si conservano significative tracce di tarantelle di stile agro-pastorale arcaico. Carpino è uno dei paesi più conservativi dell’area ; ancora oggi si può assistere in situazioni strettamente private a esecuzioni di tarantelle, il cui repertorio però si sta sempre più semplificando e riducendo a schermaglie coreutiche a causa della non pratica, soprattutto da parte dei giovani. Il corso diventa dunque di importanza vitale perché trasmette i modi originali del ballo, visti e appresi dagli anziani, di cui si potranno visionare lunghe sequenze filmiche. La peculiarità delle tarantelle garganiche sta anche nel supporto strumentale di accompagnamento al ballo: chitarre battenti, chitarre francesi, tammurro e canto.
CORSO DI BALLO POPOLARE
Le tarantelle del Gargano e i saltarelli delle Marche
Repertorio: tarantella di Carpino, S. Giovanni Rotondo e Ischitella, valzer fiorato, saltarello della media valle del Chienti, castellana di Petriolo-Corridonia.
Antropologia della danza e della musica: prof. Pino Gala
Tecnica del ballo: Pino Gala e Tamara Biagi.
Durata totale: 15 ore
Il percorso didattico continua con la proposizione dei corsi sulle tecniche e gli stili esecutivi della Chitarra Battente e del Tamburello per l’accompagnamento dei canti e delle tarantelle del Gargano e di gran parte del sud Italia.
CORSO DI CHITARRA BATTENTE
A Carpino grazie soprattutto ad Andrea Sacco è stato possibile tramandare le tecniche e gli stili esecutivi dello strumento principe della musica popolare garganica, la chitarra battente.
Chi ha imparato alla maniera tradizionale a suonare la chitarra battente e a cantare le tarantelle di Carpino, ossia affiancando il più grande suonatore e cantatore del Gargano, trasmetterà le tecniche e gli stili esecutivi della chitarra battente per l’accompagnamento dei canti e delle tarantelle del Gargano.
Repertorio: Montanara, Rodianella e Viestesana
Durata totale: 12 ore
Tecnica del suono : Roberto Menonna (suonatore dei Cantori di Carpino).
CORSO DI TAMBURELLO
L’esecuzione dell’altro strumento magico di tutte le tradizioni del Sud Italia, il tamburello, ci verrà tramandato da chi, oltre agli studi accademici, ha potuto apprendere lo stile musicale direttamente dai depositari della tradizione. I partecipanti potranno così acquisire una conoscenza di base di gran parte dei ritmi e delle tecniche tradizionali del Gargano e del Sud Italia nonché, compatibilmente con il tempo dedicato allo strumento, la capacità di eseguire alcuni di questi brani.
Repertorio: garganico, vari
Durata totale: 12 ore
Tecnica del suono : Davide Torrente
La partecipazione ai corsi è subordinata al versamento della quota associativa di €uro 80,00 che comprende la sola quota d’iscrizione ad uno dei corsi proposti.
Per informazioni : Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Via Mazzini, 88 – 71010 Carpino (FG) Tel. 0884 326145
laboratorididattici@carpinofolkfestival.com
Domenico Sergio Antonacci 329.1613763 e Sara Di Bari 347.9224940
Strutture Convenzionate
Hotel Bellavista a Carpino
pernottamento e prima colazione
€ 20,00 a persona – in quadrupla o quintupla
€ 25,00 a persona – in tripla
€ 30,00 a persona – in doppia
Camera singola su richiesta
Contattare Antonio Ortore: 0884.900358 – 338.2859550 – info@hotelbellavista.com
Scritto da giulien in Original Scendi alle 12:30 PM UTC
chi dei due è il noto opinionista del "chiambretti LIVE" COSTANTINO DELLA GHERARDESCA ??
è lui….

o è lui??