dopo il dibattito, terminato a "tarallucc e vìn", torre fortore, marina di lesina, lesina marina… san severo beach, marina di san severo e san severo marina, ecco svelato il mistero…
La Marina di Lesina MC
Scritto da mufulone in Gargano&Capitanata alle 10:10 AM UTC
UN NUOVO EMIGRANTE!!!
Scritto da ULurd in Seacc alle 9:52 PM UTC
Ebbane si, dopo tutti i sanseveresi che sono andati all’estero per lavorare (vedi in ultimo flyfra, che però ha le ore contate perchè so da fonti certe che stanno organizzando qualcosa per lui….non andare a Dallas), anch’io sono dovuto emigrare.
Dopo i 3 mesi di master svolti in Lussemburgo, sono tornato qui per lavorare presso la FIAT FINANCE and TRADE….per i prossimi 6 mesi (salvo modifiche) sarò qui….spero che possa tornare a Natale per magnare la zuppetta e le scorpelle di mamma.
A tutti voi nu salùss o’ nèrv (spero di averlo scritto bene, ancora non riesco ad imparare a scrivere il sanseverese…è molto + facile parlarlo).
Cià wuagliù
Lesina Marina o Marina di Lesina???
Scritto da WaPoNe in Gargano&Capitanata alle 8:39 AM UTC
E’ da un paio di anni che ho cominciato a frequentare nuovamente Marina di Lesina (o meglio, poche giornate esclusivamente al campo di pallavolo del lido Holiday – CIAO PALLAVOLISTI ACCANITI COME ME), dopo aver bazzicato per decenni (forse tutta la mia infanzia e non solo..) Bagno Centrale, Zanzibar, Campo di calcetto della Chiesa, Lido Rubino (ci sono ancora le polacche?) e AcquaFantasy.
Molte cose sono cambiate a partire dalle strade rifatte e abbellite (almeno le vie principali) fino ad arrivare ai pezzi di paese "perduti" (sta sprofondando tuttoooo).. ma il cambiamento più radicale avvenuto e al quale ancora non mi ci abituo è la scelta di modificare il nome della località: LESINA MARINA.
Lesina Marinaaaaaaaaaa?!?!?!?!?!
Perché???
Ci ho pensato e ripensato ma non sono riuscito a darmi una risposta.
..forse si vuole tagliare con il passato?
cambiando nome ci si vuole distaccare dalle precedenti amministrazioni?
e quindi anche con la clientela old-school?
oppure celandosi dietro un nome più figetto si vuole gestire diversamente la comunità, provando pure a guadagnarci su (con qualche multa per sosta vietata)?
Non lo so ma io sono un romanticone e sentimentale e sinceramente mi manca la mia vecchia
Marina di Lesina.
Inoltre ho paura che questo esempio di BUSSINISSSSE venga imitato da altri.. immaginate se cosi fosse:
Benvenuti a MarinoCampo
L’amministrazione comunale di Garganico Rodi…
I cittadini di Menaio San …
Saluti,
Il Presidente del Comitato
"Difendiamo i nomi delle località
turistiche che hanno segnato
una tappa importante
della nostra vita"
So romantic …
Scritto da razzmatazz in Original Scendi alle 9:25 AM UTC
| Solo per te convinco le stelle a disegnare nel cielo infinito qualcosa che somiglia a te solo per te io cambierò pelle per non sentir le stagioni passare senza di te come la neve non sa
(Negramaro) |
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24 Agosto
Scritto da keito in Seacc alle 6:33 AM UTC
UN SANSEVERESE NEL TEXAS (E NON IL QUARTIERE)
Scritto da razzmatazz in Original Scendi alle 7:51 PM UTC
Scenditore che viene, scenditore che va. E così, mentre io sono appena tornato dagli States, c’è un altro grande scenditore che è appena partito e ci lascerà per un po’.
Caro Flyfra fai buon viaggio, studia, ma soprattutto stai molto attento alle ragazze americane; infatti queste, specie se ubriache, sono molto pericolose!
Noi comunque lo immaginiamo così, lì nel Texas:

Mi raccomando uagliò .. fatt’ s’ntì!!
Lezioni di Dialetto di Prof
Scritto da keito in Seacc alle 6:42 AM UTC
Grazie PROF! A nome di tutti gli scenditori (credo a nome di tutto il mondo)
Prof ha detto:
Cercherò di essere comprensibile…
Scrivere il dialetto non è quasi mai facilissimo, e per quello sanseverese non si fa eccezione. Però c’è una scorciatoia: riflettere sulla corrispondenza di vocali e consonanti con l’italiano. Quando i suoni corrispondono non c’è problema. Quando no, invece, iniziano i casini.
Togliamoci subito il dente più doloroso: le vocali.
VOCALI
In italiano sono sette, più due semivocali/semiconsonanti. Le vocali sono a, é, è, i, ó, ò, u. Le semiconsonanti sono ‘j’ e ‘w’, ovvero la prima ‘i’ di “ieri” (jeri, che diviso in sillabe è je-ri, non i-e-ri) e la ‘u’ di “uomo” (womo: wo-mo, e non u-o-mo). Le semivocali sono le stesse ‘j’ e ‘w’ ma in posizione debole, come in “caimano” (cajmano: caj-ma-no, e non ca-i-ma-no) o in “causa” (cawsa: caw-sa, e non ca-u-sa).
In sanseverese abbiamo cinque vocali (a, ê, i, ô, u). Corrispondono precisamente alle vocali italiane solo ‘a’, ‘i’ e ‘u’. La nostra ‘e’ e la nostra ‘o’, invece, suonano più o meno come la media tra ‘è’ (chiusa) ed ‘è’ (aperta) e tra ‘ò’ (chiusa) e ‘ó’ (aperta), ma con una certa propensione alla chiusura (evidentissima nelle uscite in -òne: ‘a stazziòne, Mufulòne, etc…, ma anche nella ‘cadenza’ sanseverese applicata all’italiano: “noi” è spesso talmente chiuso che pare proprio il “nù” dialettale con una ‘i’ appiccicata). Insomma, le nostre ‘e’ e ‘o’ non sono generalmente del tutto chiuse, ma quasi. Ci sono però delle eccezioni… Pensate a ‘u pêne (il pane): non suona come “pène” (’u càzze, insomma…) né come “péne” (plurale di “pena”), perché la ‘e’ è talmente aperta che sfiora il suono della ‘a’. Pazienza…
Le semivocali e semiconsonanti sono presenti nel sanseverese esattamente come nell’italiano: e visto che in italiano non le segnaliamo graficamente, non ci daremo pensiero nemmeno per il nostro beneamato dialetto, fatto salvo per la ‘j’ semiconsonante, che talvolta può venire comodo evidenziare (per esempio: jallùcce [”galletto”], jàmbele jàmbele [splendida espressione ma intraducibile], jànne [”vieni”], jìsce [”esci”], jì [”io”], Jattòne, …).
Infine c’è la super-mega-semivocale: la schwa, ossia quella benedetta ‘e’ che è talmente chiusa che di solito non si tiene in considerazione e che è invece il sale del nostro dialetto. Qualcuno – come Ciro Pistillo nel suo bellissimo “Carusellë” (lo conoscete?) – la segna con una dieresi (ë) per differenziarla dalla ‘e’ vocale (es. spënzërëdètë), ma il rischio è di parer tedeschi o danesi. Io consiglio, invece, di fare ‘alla francese’ (pressappoco… insomma, si fa per dire): se la ‘e’ si sente (è quindi una vocale), la accentiamo (e sarebbe buona regola segnare sempre gli accenti di ciascuna parola), se è schwa no. Esempio: “Frète mìje bbèlle, ma tù te fùsse ‘mbazzùte? Quà stìme a Melèn: nn’jè mìche Sanzevìre!”. Faccio notare che qualche volta, a causa dell’estrema chiusura, la schwa viene presa per una ‘u’ (e così la si scrive), ma non è affatto una ‘u’. Quando pronuncio “Mufulone” in sanseverese, non dico “Mufulòne”, ma “Mufelòne”.
E penso che per le vocali possa bastare (così, molto alla buona).
CONSONANTI
Esempio introduttivo: «Pbrontde! Pbrontde! Scuse, parle coll’Inàmm? No? È sbagliète?!… Ah, va bbene! Sì… Sì… Ch’avìte dìtte? Ne’ mè ‘a permètte cchiù a telèfunàrve? Ma tu sìndte ‘nu pòche a stu pèzze de cachìlle! Oh! ‘U sà che ce stà de nòve? A l’àneme de chi tè mmùrdte!! Zà!». Dunque dunque… In verità, in verità vi dico: i sanseveresi conoscono le mezze misure. Non lo sapevate? Ve lo dimostro: sono stati capaci di inventarsi una consonante che sta a metà tra la ‘d’ e la ‘t’ e un’altra che sta a mezzo tra la ‘b’ e la ‘p’. Riflettete sul nostro famigerato “pronto” telefonico: non è ‘brondo’, ma nemmeno ‘pronto’, ma appunto ‘pbrontdo’ (o, meglio ancora, il mitico “pbròntde”, con schwa finale). E come si fa a scrivere ’sti aborti di consonanti? Ecco, questo è davvero un problema. Ma possiamo fare i furbi… Le nostre orecchie tendono a percepire questi suoni come lontani da quelli regolari (italiani) e quindi è consigliabile esaltarne la peculiarità: “Brònde” sembrerà un po’ estremo, ma è sempre più ’sanseverese’ di “Prònte”. Lo stesso dicasi, ad esempio, per “Sàndte Martìne”, che in occasione della festa novembrina ho visto scritto su manifesti in technicolor in questo modo: “Sant’ Martin” (orrore!). Due amici forestieri hanno letto – giustamente – “SanMarTìn”, facendo rima con “la bella Gigogìn” o “din don din” o “che bel giardin”. Mentre si potrebbe ovviare con “Sànde Martìne”, dando un colpo al cerchio e uno alla botte (la qual botte sarebbe la ‘td’ di “Martdìne”, che non è una vera e propria ‘t’, ma è un pochettino più debole, perché ha un pizzico di ‘d’ che ne smussa la durezza).
Altro piccolissimo suggerimento: noialtri sanzivresi scibiliamo… Mi spiace, ma è così: soprattutto quando facciamo violenza. Pensate a uno schiaffo: ‘u sckàffe. Per farlo suonare bene, occorre segnare il passaggio improvviso dalla ’sc’ di “scena” alla ‘c’ di “canto” con ’sck’.
Ciò detto, aggiungo solo una noterella sulla semiconsonante ‘w’, che va fatta qui e non nel discorso sulle vocali. Il nostro vescovo se n’è andato a Teramo, ma andato uno se ne fa un altro, e anche questo lo chiameremo non ‘u vèscheve ma ‘u uèscheue (’u wèschewe). Trovo questa simpatica parola sanseverese una delle più impronunciabili, quasi quanto l’equivalente dialettale di san Severino (”San Zeruwìne”).
THE END
(spero di non esser stato troppo cervellotico…)







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